Il nodo delle relazioni


L’epoca moderna è stata l’epoca del passaggio dai sudditi agli individuali cittadini. Dalla fine degli anni 70 del secolo scorso è in atto un processo che ha determinato una società liquida, o, secondo altri, la fine della società. Certamente è finita la società di coloro che erano costretti a “essere insieme”, cioè la società strutturata come masse sterminate di salariati che per simili condizioni oggettive erano spinti a unirsi per trasformare la debolezza in forza contrattuale. Ma proprio grazie ai diritti conquistati e al benessere conseguito coll’agire come insiemi, l’uomo sempre più si è affrancato dall’obbligo di fare società mettendo così in crisi tutti gli istituti che hanno caratterizzato questa fase storica: la famiglia, come nucleo elementare della società, i sindacati e i partiti di massa. Allo stesso momento, da una parte il bene comune, o spazio pubblico, andava perdendo la sua importanza davanti alla prorompente avanzata dell’ego, dall’altra parte una serie di fattori intrinseci al sistema economico faceva sì che sempre più fosse sollecitata la molla del desiderio, desiderio appagabile, secondo questo modello, col possesso di oggetti e servizi, materiali e immateriali. Una catena vorticosa di creazione di immaginari desiderabili è diventa il vero motore della corsa a cui tutto il pianeta globalizzato è sottoposto; intanto, quanto più si corre più diventa difficile creare pensiero critico rispetto al sistema, così che, pur pensando di se di essere creatori e portatori di pensiero auto generato, si agisce solo all’interno delle variabili ammesse dal sistema stesso. La velocità non è l’unico fattore di assenza di pensiero critico, c’è anche la complessità che rende l’analisi molto sofisticata ed elitaria; dunque le moltitudini sono prive di strumenti per comprendere lo stato presente, infine in questo “transito dell’umanità” c’è l’assenza di una teoria politica efficace. In queste condizioni non si crea futuro, ovvero non si creano nuove suggestioni utopiche, non si generano speranze. Per queste ragioni, e non solo per esse, se da una parte non ci si può esimere dall’intervenire nella contingenza politica dall’altra si ha il dovere di alimentare una ricerca a tutto campo che agisca in profondità e per tempi lunghi.
Alcune domande a cui trovare risposte:
1 – Se l’uomo si sta affrancando dall’obbligo sociale, se ha conquistato lo stato di individuo, come potrà diventare persona, cioè non un numero (individuo) ma un essere che ha il potere di intervenire direttamente nella determinazione delle scelte, un essere che assume in se le responsabilità senza dover generare istituzioni disciplinari esterne a se che agiscono attraverso obblighi punitivi/coercitivi?
2 – Come è possibile vivere la condizione di IO che relazionano in un NOI, un NOI che però non genera un VOI (gli altri, i diversi da NOI)? O anche, come stare insieme senza creare confini invalicabili, come essere territorio sociale (e psicologico) in continua disponibilità di deterritorializzazione?
3 – Come generare un nuovo Spazio Pubblico che si sottragga all’impoverimento priva(re)tizzante, che anziché essere percepito come territorio della Paura diventi Bene-essere Comune?

Un inizio
Si può iniziare creando soggetti che ricercano nuove forme di relazioni tra le persone, tra le persone e lo spazio in cui esse agiscono. Questi soggetti dovrebbero creare con le modalità non “dell’utile” ma piuttosto con le modalità dell’arte. Se ci siamo spinti nella condizione di agire sulla fine della società, ovvero verso la nascita della ”persona qualunque” e l’avvento dell’anarchia, allora non va ostacolato il dissolvimento dei “legami” al posto dei quali oggi ci sono “gli incontri”, bensì si deve partire dagli “incontri” per sperimentare nuove relazionalità, dove libertà della persona, condivisione di progetti e partecipazione diretta alla costruzione dello Spazio Pubblico convivono e realizzano la nuova società del XXI secolo. La dimensione operativa da assumere è quella della produzione artistica, dell’essere ogni uomo un artista che esercita la sua creatività per produrre il “bene-essere comune”.
Si tratta di creare dei soggetti sociali che non chiedono alle istituzioni e/o ai poteri agenti nella società di fornire le soluzioni, ma soggetti che si pongono direttamente come risolutori, che si appropriano dello spazio pubblico per sottrarlo alle “privatizzazioni” e restituirlo al bene-essere comune. Essi agiscono per creare le “relazioni altre”, creando così le condizioni che cambieranno la natura e le modalità di funzionamento delle stesse istituzioni pubbliche.
Da alcuni anni un modello di questo agire è sperimentato a Frosinone da “zerotremilacento arte pubblica relazionale”; questa associazione, formata da artisti e non artisti, agisce nello spazio pubblico con modalità proprie dell’arte per creare Cantieri Aperti di relazioni e produzioni condivise.
Uno di questi Cantieri è “Città degli Orti”: si tratta di creare e curare “orti d’arte” in spazi pubblici e privati, spazi abbandonati e/o residuali. Nel realizzare e tenere in vita gli orti zerotremilacento mette in moto delle forme di relazione che prima non esistevano tra pubblico e privato, tra cittadini e territorio, tra comunità prima invisibili e/o chiuse in confini. In queste sperimentazioni ci sono cittadini che qualificano uno spazio pubblico con la loro diretta attività ottenendo un comodato d’uso da parte dell’Amministrazione Comunale, e ci sono cittadini che recuperano uno spazio privato abbandonato e lo rendono di uso pubblico. Questo agire cambia la tradizionale relazione tra privato e pubblico e gli stessi concetti di privato e di pubblico. Le persone che si incontrano per realizzare orti fanno esperienza di relazioni sociali prima inesistenti, inoltre non è di poco conto il fatto che, agendo sugli aspetti funzionali e sugli aspetti estetici di questi spazi, essi contribuiscono al miglioramento della qualità urbana della città. In altri orti si sperimentano relazioni tra utenti del Dipartimento di Salute Mentale e cittadini qualunque, relazioni che si esplicano sempre in un fare comune per un bene comune. In questa azione si opera sulla separazione, sull’invisibilità di quei soggetti ritenuti inidonei ai cicli produttivi, soggetti per questo trasformati nell’immaginario collettivo in presenze inquietanti da evitare e dunque da eliminare dai luoghi frequentati dai bene-stanti. Creare momenti e spazi pubblici dove queste relazioni si sperimentano vuol dire agire sui limiti dell’essere sociale, vuol dire valicare se non cancellare confini che lo stesso uomo aveva artificialmente creato, significa anche però trovare soluzioni per la società tutta, e queste soluzioni si possono trovare solo posizionandosi sui confini.
In sintesi: è tra i confini che può nascere la società del XXI secolo.
Come si esplica il modello sperimentale agito da zerotremilacento: l’inizio è l’analisi del territorio operativo, poi si agisce per cambiare l’immaginario collettivo da negativo in positivo, da questo agire emergono gruppi di incontro che creano un progetto condiviso, infine si sperimenta il progetto, dove per sperimentazione si intende un processo che conduce alla soluzione ottimale procedendo per approssimazioni progressive, cioè il punto di approdo di un progetto è solo il punto di inizio del prossimo progetto.
Caratteristiche sperimentate: Relazioni in presenza al posto delle relazioni virtuali, relazioni laddove erano separazioni, creazione di idee e di cultura fuori dal controllo dei sistemi globalizzati di in-formazione, superamento della democrazia delegata per la democrazia diretta.
Un secondo spazio di intervento è quello del fiume Cosa, un fiume che raccoglie le acque del bacino dei Monti Ernici per convogliarle nel Sacco, poi nel Liri infine nel Garigliano. Questo fiume con l’abbandono dell’agricoltura e della pastorizia era sparito dall’immaginario collettivo. In questo oblio la sua funzione era diventata l’essere un “collettore fognario” che portava al mare i liquami cittadini, nonché area di discarica di qualsiasi rifiuto solido e liquido privato. Nonostante le deturpazioni estetiche, chimiche e biologiche molte aree rimanevano straordinariamente suggestive dal punto di vista paesistico. Si è cominciato con l’intervenire per far riemergere il fiume dall’invisibile in cui era precipitato e per rovesciare l’immaginario negativo in un immaginario che comprendeva anche bellezza, un incunearsi di positività che permetteva di elaborare proposte per il recupero intero di tutta la sua valle. Creando eventi artistici site specific si è riusciti a coinvolgere cittadini, associazioni, scuole e amministrazioni pubbliche in un processo di riscoperta di un patrimonio naturale, di un’archeologia industriale e di altre memorie storiche, orali e materiche, un percorso che ha portato alla costituzione del primo Contratto di Fiume del Lazio. Ma l’aspetto più interessante della ricerca è costituita dall’elaborazione di modalità di Bene Comune. In Italia il Bene Comune non è riconosciuto dalle leggi laddove esistono solo i beni privati e i beni pubblici. Il Bene Comune sperimentato da zerotremilacento si va costituendo come un bene pubblico aperto a tutti e curato direttamente dai soggetti fruitori del bene. Il Bene Comune non solo non deve subire depauperamenti ma deve accrescere la tutela della natura, la bellezza del paesaggio, le possibilità di fruizione delle aree, la partecipazione diretta dei cittadini. Educare i cittadini fin dalla scuola primaria alla presa in cura di luoghi del fiume, come pure di manufatti umani di valore storico e culturale, far conoscere il bene frequentandolo, osservandolo, classificandone le caratteristiche, misurando la qualità delle acqua e godendone come luogo ricreativo: sono questi gli obiettivi che si stanno realizzando.
Un altro aspetto fondamentale per la società che viene è quello di essere costituita da uomini e donne capaci di dotarsi di strutture concettuali flessibili e continuamente rimodellabili, di una identità aperta alle contaminazioni, pronta a partecipare a processi costituenti. Forse l’uomo del futuro è un uomo Potenza Costituente che non si ferma a diventare Potere Costituito.
Frosinone, ottobre 2015

Autore: Antonio Limonciello

Antonio Limonciello ha insegnato a lungo nella scuola media occupandosi di sistemi formativi e fondando, nel 1997, una delle prime comunità scolastiche in rete, il Didaweb, www.didaweb.net, che ancora opera come open source non copyright. Dal 2005 ha fondato zerotremilacento arte pubblica relazionale, www.zerotremilacento.it, associazione con la quale progetta e agisce come artista collettivo nello spazio pubblico. Ha fatto parte della redazione della rivista Dismisura, attualmente collabora alla rivista Il Piede e l’Orma per la quale si occupa di arte contemporanea. Ha pubblicato il poema Canto Pasolini.

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